“Pace a te, Marco, mio evangelista”

Il 25 aprile ricorre la festa di San Marco, il santo patrono di Venezia. Ma perché San Marco è patrono della nostra città? Perché abbiamo l’onore di conservare il suo corpo? E qui, come al solito, tutto quello che riguarda Venezia è sempre un misto di storia e leggenda. Ma non potrebbe essere diversamente quando si parla di Venezia.

Si racconta che Marco, colui che ha scritto il primo Vangelo sulla vita di Gesù attorno al 65-70, sia stato mandato da Pietro ad evangelizzare il nostro territorio. Sulla strada del ritorno, mentre attraversava in barca le nostre lagune, fu costretto, a causa di una forte tempesta, a cercare rifugio in alcune isole dove poi sarebbe sorta Venezia. Mentre dormiva gli apparve in sogno un angelo che gli avrebbe detto: “Pax tibi, Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum”, “Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo” e su queste isole sorgerà una grande città. E da qui prese il mare e salpò verso Alessandria d’Egitto, dove fondò una comunità cristiana e vi morì. Il racconto di questa presenza passò di padre in figlio nel corso dei secoli successivi tanto che, mentre Venezia stava diventando una grande città costruita sull’acqua, ci si poneva il problema di darle un patrono altrettanto grande e importante. C’era San Teodoro, era vero, ma richiamava troppo l’oriente dal quale Venezia si stava emancipando. E poi non era un santo tanto importante. Chi, se non San Marco, poteva essere il patrono di questa grande città?

E arriviamo all’anno 828, quando due marinai veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, vanno alla ricerca del corpo di San Marco e giungono nella città di Alessandria d’Egitto che nel frattempo era stata occupata dai musulmani i quali stavano demolendo i luoghi di culto cristiani e profanando le tombe dei loro santi. Anche la salma di San Marco correva un grave pericolo. I due veneziani, riuscirono a recuperare il corpo del santo e, con uno stratagemma, hanno potuto eludere la sorveglianza dei doganieri musulmani. Sapendo che la loro religione non permette di toccare e mangiare la carne di maiale, misero la salma di San Marco nella loro barca ricoperta da tanta carne di maiale e così poterono riprendere il mare verso Venezia. Qui deposero la salma nella chiesa di San Teodoro e si iniziò la costruzione della grande basilica che anche oggi possiamo ammirare.

Se un giorno arrivate davanti alla Basilica di San Marco, fermatevi ad osservare le porte di ingresso e sopra potrete ammirare il racconto di questa avventura. Nella prima porta, partendo da destra, si può vedere la cesta in cui è contenuto il corpo di San Marco coperto dalla carne di maiale e la reazione dei doganieri egiziani: uno si gira dall’altra parte per non vedere e un altro addirittura si tappa il naso per non sentire l’odore, come potete vedere nell’immagine qui sotto. Nella lunetta accanto è raccontato l’arrivo del corpo del santo, poi l’accoglienza da parte del Doge e del Senato della città. Infine l’ultima lunetta, che è anche la più antica, illustra l’ingresso del corpo del santo in Basilica.

Ora San Marco riposa sotto l’altar maggiore e sulla tomba sta scritto: “Corpus divi Marci evangelistae”. Non possiamo che essere orgogliosi di avere un patrono così importante e lo preghiamo che ci aiuti a rifondare la nostra città quando usciremo da questa tragica pandemia.

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