Mestre e il suo patrono

Mestre e il suo patrono

Per fortuna nostra qualcuno s’è accorto che a Mestre manca un tassello importante nella vita della città. Il tassello mancante è la festa pubblica del patrono e chi se n’è accorto è il Centro Studi Storici di Mestre nella persona del suo presidente il professore Roberto Stevanato. Il patrono è l’Arcangelo San Michele e, a dire il vero, qualcosa si fa attorno al 29 settembre, sua festa da calendario. Al mattino in piazza si fa l’alzabandiera alla presenza delle autorità cittadine, alla sera in Duomo il Patriarca celebra la Messa solenne. Quello che è venuto a mancare è la festa di popolo, la partecipazione della gente non soltanto nel giorno della festa dell’arcangelo, ma nel lungo periodo che nel passato anche recente segnava l’inizio dell’autunno e la ripresa della vita cittadina: le feste, i mercati, le occasioni di incontro culturali e sociali che si facevano fino a qualche anno fa.

Il grande pensatore e poeta francese Charles Péguy pubblicava nel 1898 un’opera intitolata “La città armoniosa”. Un titolo emblematico e di grande attualità. La città armoniosa, scriveva Péguy, è come un corpo umano in cui tutte le parti lavorano per il benessere del tutto. La città è “il tutto” che mi appartiene, che devo sentire come mio e che deve vivere in modo organico superando le diversità. Per farlo bisogna costruire occasioni che promuovano l’incontro delle persone, che aiutino a superare le divisioni in etnie diverse, in età diverse, in interessi diversi. Mestre ne ha bisogno perché in modo sempre più marcato si vanno accentuando le differenze anche negli incontri pubblici relegati in spazi specifici. I cinesi da una parte, quelli del Bangladesh da un’altra, i giovani nei luoghi del rito serale, la cultura in luoghi separati come il teatro Toniolo o l’università (luogo separato per eccellenza, purtroppo!), il Museo M9 che purtroppo non interessa i mestrini (e bisognerebbe capire perché!), lo sport nei suoi luoghi specifici. Mestre è ricca di queste dimensioni. Quello che manca è la festa comune, l’incontro di tutti con tutti, senza distinzione di etnia, cultura, lingua, religione. La festa di San Michele, la fiera, la sagra, il settembre-ottobre mestrino: chiamiamolo come vogliamo purché offra la possibilità dell’incontro di tutti con tutti e renda viva la città.

Mi auguro che, sulla provocazione del Centro Studi Storici di Mestre, si riapra il dibattito per promuovere la ripresa della festa del patrono e del settembre-ottobre mestrino nella prossima stagione autunnale. Ne abbiamo bisogno dopo questo lungo periodo di distanziamento, di clausura, di rapporti a distanza. Augurandosi che sia possibile farlo nel prossimo autunno, ma comunque programmandolo per quando si ritornerà alla piena normalità.

L’identità di una città si costruisce attorno a una storia passata, e Mestre ce l’ha, e attorno a un presente vissuto bene e qui c’è ancora molto da fare. La festa di San Michele e il richiamo a frequentare il centro della città, ma poi anche le feste patronali dei vari quartieri, sono occasioni per rendere viva una città.

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