Il tempo dell’attesa e i tre modi di viverla

Mi piace il periodo che precede il Natale. I cristiani lo chiamano Avvento. Ogni anno lo aspetto con piacere e lo vivo con gioia. Sono cristiano e aspetto qualcuno che viene. Anzi che è già venuto. Si chiama Gesù. E’ già venuto, ma continua a venire anche per me e questo mi porta gioia. Attesa e gioia, perché so che non è un’attesa vana e illusoria.

Ci sono molti modi di aspettare. Ne cito tre.

Il primo è quello famoso del Godot di Beckett. Vladimir e Estragon, i due protagonisti, aspettano un certo Godot che ha dato loro un appuntamento, ma non arriva mai. E mai arriverà. Attesa di illusioni. Tanto che viene loro voglia di suicidarsi.

Il secondo è quello di aspettare che altri risolvano i problemi.

Il terzo è quello dell’attesa laboriosa. Ci si dà da fare perché quello che desideriamo si realizzi. Insomma il Natale viene se anche noi lo facciamo venire. E’ l’Avvento cristiano, di chi attende la venuta di Gesù Salvatore.

 

Ma condivido anche con tanti altri un AVVENTO LAICO. Guidati, come i magi, dalla buona stella che ci conduca a scoprire le buone novità che ci sono attorno a noi. Anche a Mestre.

Alla ricerca di futuro buono, delle “eccellenze” presenti nella nostra città, che per nostra fortuna sono tante. Tante stelle che ci indicano dove sta il bello e il buono. L’M9 appena inaugurato, un museo che parla di passato ma che si apre sul futuro perché aperto alle nuove tecnologie comunicative e quindi ai giovani. La Vez, la biblioteca cittadina, frequentata sempre da tanti giovani. Il teatro Toniolo. Il Centro culturale Candiani. Il polo universitario di via Torino: altri giovani che frequentano una parte della città fino adesso periferica. L’altro polo universitario, quello dei Salesiani alla Gazzera, lo IUSVE frequentato da duemila giovani studenti. E tanti giovani laureati che hanno scelto di continuare a vivere a Mestre. Infine il polo turistico della Stazione e di via Ca’ Marcello. Turisti prevalentemente giovani che non possono permettersi un alloggio a Venezia e che alla sera cercheranno spazi alternativi dove potersi incontrare e passare belle serate in compagnia di altri giovani. Senza dimenticare il Vega e le realtà culturali e imprenditoriali che ci vivono dentro. Insomma mi pare che ci sta aspettando un futuro bello e pieno di buone novità qui a Mestre. E soprattutto un futuro pieno di giovani, i “proprietari” del futuro.

 

Ma in agguato c’è sempre anche una cattiva stella. Si chiama accidia e comporta poca voglia di fare. L’accidioso non vede il futuro e si rifugia nel passato. Si lascia prendere da una noncuranza rispetto al mondo e all’altro. Anche a Mestre ci sono troppi accidiosi. Pessimisti di natura. Si girano dall’altra parte per non vedere, stanno alla finestra per non lasciarsi coinvolgere. Dante li considera colpevoli di scarso amore per il bene e li mette in Purgatorio, non nell’Inferno. Sono recuperabili.

Auguro a tutti di seguire la buona stella.

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