E dopo la morte, il nulla?

2 NOVEMBRE: Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Penso ai miei familiari morti. Prego per loro e per tutti i defunti e mi viene spontaneo di pensare alla morte. Anche alla mia morte. Eh sì, perché sono sempre gli altri che muoiono e noi normalmente viviamo la morte come qualcosa che non ci riguarda direttamente. Però quando gli anni passano, come nel mio caso, e quando hai l’occasione di frequentare come assistente spirituale la Casa di riposo di Mestre, come sto facendo io, dove purtroppo la morte è di casa, cominci a pensare che la morte è una cosa che ti riguarda personalmente. E allora o non ci pensi o cominci ad avere paura. Ecco, io invece vorrei pensarci e non aver paura. Come fare? Sto tentando di farlo e vi spiego come.

Qualche mese fa ho compiuto 80 anni. Grande festa con tantissimi amici. Tanti auguri e tanti complimenti: “80 anni, ma non si vedono… li porti bene… buon futuro… lunga vita…”. Passata la festa e vissuta la mia esperienza di viaggio in Uzbekistan e in particolare a Samarcanda (sono tornato qualche giorno fa!) come regalo di compleanno fattomi dagli amici, questo 2 novembre mi suggerisce qualche pensiero buono e qualche riflessione che intendo condividere con chi ha la mia età o vi si avvicina. Ma la riflessione vale anche per gli altri, perché la morte non guarda in faccia nessuno e arriva quando vuole e spesso anche senza preavviso.

Ho letto che in Italia l’aspettativa di vita per i maschi è di 80,6 anni. Dopo gli 80,6 ma anche prima a dire il vero, tutto è regalato. Così mi viene spontaneo pensare che il tempo a mia disposizione è prossimo a scadenza.

Ma si sopravvive alla morte? E se sì, come?

C’è un primo modo che vale per tutti, credenti e non credenti, ed è quello di sopravvivere nel ricordo delle persone che abbiamo incontrato nel corso della vita. Se il ricordo è buono, se abbiamo seminato gesti di bontà e di amore, qualcuno ci ricorderà e magari cercherà di imitarci. Saremo ri-cor-dati, cioè vivremo nel cuore di qualcuno, continueremo ad esistere in questo mondo, anche se noi saremo altrove. Ma altrove dove?

Lo spunto me lo offre un articolo di Antonio Polito sulla 7 del Corriere di un paio di settimane fa, intitolato “Guida pratica alla resurrezione laica” con l’aggiunta di 10 consigli per apprezzare di nuovo la vita. Di questi consigli ne scelgo due che ritengo interessanti. Leggere e scrivere è il primo. Ma soprattutto scrivere per mantenersi vivi, per lasciare traccia del tempo passato. E’ una ricchezza accumulata da condividere che viene fissata nel tempo. Il racconto orale scivola via nel tempo, lo scritto rimane e mi fa sentire vivo. L’altro buon suggerimento è quello di selezionare ciò che si può fare e che ci va di fare. Il tempo che ho a disposizione è limitato e quindi non posso perderlo in cose inutili. E allora seleziono e ho cominciato a dire di no a proposte che mi fanno perdere tempo.

A questo punto, però, la mia riflessione si allontana da quella di Polito perché mi allontano dalla sua “resurrezione laica” per parlare della “buona notizia” che il Vangelo mi consegna ed è quella della “resurrezione cristiana”.  Sulla mia tomba desidero che venga messa una croce. Non voglio angioletti o fronzoli vari o quella anonima fila di lapidi tutte uguali che fanno assomigliare i nostri cimiteri a dei cimiteri militari. La croce dice la fede in Gesù Cristo, morto e risorto anche per me. Tornato al Padre dove è andato a “preparare un posto” anche per me. Anche per voi.

Io credo in Gesù Cristo Figlio di Dio, mi fido di lui. Gesù Cristo è passato dalla morte alla vita, così la morte si rivela come un passaggio verso una nuova esistenza, un cammino pasquale verso una vita nuova. Il mio suggerimento è quello di fidarsi di Gesù e quindi dire con verità: “Credo nella risurrezione della carne, la vita eterna. Amen”. Credo: mi fido di Lui e spero, anzi sono sicuro, che non resterò deluso.

A me resta l’impegno di costruire questo futuro. Semplice, ma anche impegnativo. Se mi fido di Lui devo prendere su serio quanto mi ha lasciato detto: “Vieni benedetto del Padre mio, perché avevo fame e mi hai dato da mangiare, ero forestiero e mi hai accolto, ero malato e sei venuto a visitarmi, ero nudo e mi hai vestito”. Un giudizio sulle opere di misericordia che avrò realizzato e quindi l’invito a vivere oggi l’amore, la misericordia, la compassione, la condivisione.

“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”, mi suggerisce sempre Gesù. Sulla misericordia verso gli altri costruiamo il nostro futuro, in attesa di sentirci dire: “Vieni, benedetto del Padre mio!”.

 

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