Eutanasia virtuale

Da un paio d’anni frequento la Casa di riposo di Mestre come cappellano. Per me è stata la scoperta di un mondo nuovo. Mi mancava la conoscenza diretta del mondo degli anziani in una grande struttura che li accoglie e li accompagna negli ultimi anni della loro vita. Dopo la fatica iniziale, che accompagna sempre ogni novità, mi sono lasciato coinvolgere ed è nato un rapporto cordiale e amichevole con moltissimi residenti dell’Antica Scuola dei Battuti.
Qualche giorno fa sono andato a confessare. E’ venuta una signora molto anziana. Ha pianto tutto il tempo nel raccontarmi che nessuno dei suoi andava più a trovarla. Non era sposata, ma aveva fratelli, sorelle e nipoti. Dimenticata. Mi ha fatto tanta pena e ho pensato che quei suoi parenti avevano fatto nei suoi confronti una specie di “eutanasia virtuale”. Eutanasia è far morire una persona fisicamente. Ma farla morire nei propri affetti e nei propri ricordi. Cancellarla dalla propria vita. Anche questa è una forma di eutanasia. Virtuale, appunto. Lo si può fare con i parenti, con i vicini di casa, con i colleghi di lavoro, con gli amici.
Natale è un’occasione buona per rimediare. Nel Natale di Gesù riceviamo il grande dono del suo amore. Non per tenerlo per noi, ma per donarlo ad altri. Suggerisco una visita in Casa di riposo o in ospedale per chi ha qualche parente ricoverato, una telefonata, una lettera, un regalo a qualche persona che finora abbiamo trascurato.
Basta poco per far rinascere una persona e per vivere un Natale buono.

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