Eravamo naufraghi nel mare in tempesta

Dal Vangelo di domenica 10 gennaio

“Io vi battezzo con acqua”. Parola di Giovanni, il Battezzatore, alla folla accorsa al fiume Giordano. Il suo battesimo è fatto di acqua e basta. E’ un battesimo di penitenza e il suo compito di precursore è quello di colui che chiama le folle a far penitenza per accogliere un nuovo personaggio molto più grande e importante di lui. Ma che fa Gesù in mezzo a questa folla di peccatori chiamati a penitenza, lui che è senza peccato? Gesù si fa solidale con la miseria degli uomini di allora e di tutti i tempi, perché lui è venuto per farsi carico di quella miseria, prenderla su di sé e portarla sulla croce. C’è anche la nostra.

Con Giovanni Battista l’epoca del battesimo di acqua si conclude e si inaugura un’epoca nuova, fatta di battesimo in acqua e  Spirito Santo. E’ il battesimo che anche noi abbiamo ricevuto.

 

“Venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l’amato”. E’ il riconoscimento ufficiale da parte di Dio Padre della dignità di Gesù: “Tu sei il Figlio mio”. Inizia una storia tutta nuova per l’umanità nel segno del battesimo. Il battesimo in acqua e Spirito, quello che abbiamo ricevuto, ci rende figli di Dio. Adottati, ma pur sempre figli. L’acqua del battesimo ci ha resi tali, rivestiti di una nuova dignità. Nessuno ce la toglie più. Resta e basta. Anche se noi viviamo da figli scappati di casa. Anche se noi vogliamo cancellare quella adozione con la cerimonia dello “sbattezzo”. Anche se ci comportiamo da figli scapestrati. L’amore del Padre non ci abbandonerà mai e la porta della misericordia per tornare a casa è sempre aperta. Soprattutto in quest’anno santo particolare.

Il battesimo che abbiamo ricevuto in acqua e Spirito ha reso quell’acqua capace di purificare in profondità e di immettere una novità radicale nella nostra vita. Ci ha dato una nuova identità, quella di figli di Dio. Ci ha inseriti in una nuova famiglia. Eravamo naufraghi nel mare in tempesta, recuperati e risciacquati nell’acqua del battesimo e caricati nella barca di salvataggio che è la Chiesa. La comunità dei figli di Dio, la nostra nuova famiglia che può pregare Dio chiamandolo Padre. Padre nostro. Questo comporta l’impegno a vivere come figli di Dio. Una vita alternativa, serena, solidale, sorridente. Una vita che generi stupore in chi ci frequenta o semplicemente ci vede.

 

“Mentre Gesù stava in preghiera, il cielo si aprì”. La preghiera. Condizione indispensabile perché il cielo si apra anche per noi e perché possa iniziare una consuetudine di familiarità con il Padre.RV2495_Articolo

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