A proposito delle “Adozioni di vicinanza”

Ora che le acque si sono un po’ acquietate sul tema degli “stipendi d’oro”, ritorno sulla mia proposta. Che non è mia, fra l’altro, ma l’ho presa dal Vangelo che invita chi più ha a mettere a disposizione dei poveri parte delle sue risorse. Una cosa è certa: che molte persone hanno molti soldi e che moltissime sono alla fame. Tanto da togliersi la vita, come continua a succedere. In questo periodo le canoniche sono prese letteralmente di “assalto”. Un via vai continuo di gente che chiede. La Caritas, la San Vincenzo, la Banca del Tempo Libero, i Servizi sociali non hanno di che far fronte alle sempre più numerose richieste.
La proposta che ho fatto circa un mese fa sulla Borromea non intendeva accusare nessuno e non era neppure quella di fare semplicemente la “carità”, che sono sicuro molti già fanno, ma quella di sostenere delle “Adozioni di vicinanza”. Che significa? Come si adotta un bambino in lontani paesi poveri inviando una cifra annuale o mensile ai missionari, e queste sono le “adozioni a distanza”, così proponevo, a chi poteva e voleva farlo, di “adottare” un povero o una famiglia in difficoltà di casa nostra impegnandosi per un periodo definito a versare una cifra definita nelle mani di chi poteva garantire l’aiuto preciso a una persona o famiglia precisa e che restava nell’ombra. Suggerivo di rivolgersi al proprio parroco.
Dopo la lettura di altre tabelle di “stipendi d’oro” pubblicate nei giorni scorsi sulla Nuova Venezia, ben più alte delle precedenti, rilancio la proposta. La volta scorsa qualcuno l’ha presa male e si è sentito offeso personalmente. Ne sono molto dispiaciuto e mi sono anche scusato. La mia era una semplice provocazione fatta da cristiano a cristiani e sono sicuro che molte di quelle persone aiutano già in qualche modo i più bisognosi. Magari con l’attenzione evangelica del “non sappia la destra quel che fa la sinistra”. Intanto, anche grazie a richiami di questo tipo, la sensibilità cresce. La “catena della solidarietà” della parrocchia di San Lorenzo si allarga. Una nuova “catena della solidarietà” è iniziata nella Casa studentesca San Michele per “adottare” uno studente scappato dai paesi della guerra e nullatenente. Anche il parroco di Carpenedo, don Gianni, ha scritto nel foglio settimanale della sua parrocchia che, grazie al mio appello, qualcuno si è presentato con un contributo un po’ più sostanzioso per la carità. Anche don Armando lo ha rilevato nel suo Incontri.
Mi auguro che nessuno questa volta mi mandi a dire che ho perso una buona occasione per tacere. Se succederà ancora, pazienza. Seguo l’indicazione di San Paolo di dire e di operare “opportune et importune”. Che significa quando è opportuno e anche quando non è opportuno secondo la logica umana del consenso. Ringrazio tutti coloro che in mille modi mi hanno dimostrato la loro solidarietà.

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